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"Orientamento riguardo la pratica e lo studio dello Yoga" [Dr Bhole 2017]

L’interesse per lo Yoga è in crescita in quasi tutto il mondo. In molti paesi si possono trovare scuole che propongono programmi di yoga e di yoga terapia, così come articoli riguardanti ricerche sullo yoga sono sempre più disponibili in numerose riviste di settore. Motori di ricerca come: MedScape, PubMed, Web of Science, Scopus, permettono di raccogliere dati riguardanti lo Yoga e lo Yoga terapia accedendo a database sia accademici sia scientifici.

Scuole di formazione e centri che propongono corsi di educazione fisica, Fitness Training, Body Building, fisioterapia, psicoterapia e counseling sono sempre più popolari e diffusi nell'emisfero occidentale, mentre corsi di yoga, e percorsi formativi su linee guide yogiche e che propongono lo yoga come ‘Sadhana’ sono nati e si sono sviluppati nell'emisfero orientale.

Corsi scolastici e percorsi educativi comunemente diffusi in tutto il mondo sono essenzialmente impostati pensando alla carriera e basati sullo spirito di competizione, mentre gli insegnamenti dello Yoga tradizionale danno importanza alla realizzazione del sé, ‘atma-sakshatkara’, alla auto-correzione o purificazione ‘atma-shuddhi’, e al raggiungimento di quello stato che vuole andare oltre la coscienza individuale per accedere ad uno stato di coscienza universale, stato di non dualità o ‘advaita’.

Lo yoga tradizionale mira al rilevamento, al monitoraggio e alla modificazione dei vari stimoli che provengono dall’ esterno e dall’ interno, stimoli ambientali e psico-fisiologici, responsabili per lo sviluppo della consapevolezza di sé, ‘atma-bhava’. La pratica dello yoga tradizionale può dar luogo ad una sensazione di gioia, felicità, beatitudine, equilibrio e integrazione ‘Samadhi’ o di dispersione, distrazione ‘vikshepa’, dolore e sofferenza ‘duhkha’, depressione ‘daurmanasya’, irritazione ‘klesha’, ecc.

La pratica dello yoga tradizionale riguarda anche comportamenti e atteggiamenti da osservare sia in campo sociale, sia in quello professionale e anche nell’ambito della vita privata. Si tratta di pratiche conosciute con il nome di ‘Yama e Niyama’, ‘Asana’ o posture, percezione del flusso del respiro e della meccanica respiratoria ‘Pranayama’, consapevolezza di alcune aree all’interno del corpo ‘Dharana’, sviluppo e consapevolezza di input sensoriali derivanti da un particolare aspetto del sé ‘Dhyana’, la recitazione di particolari mantra ‘mantra japa’, il mantenimento di uno stato di equilibrio integrato ‘samadhi’ e appropriate misure da prendersi nel caso ci si senta in uno stato disturbato ‘Samyam’.

E’ un fatto assodato che gli insegnanti di educazione fisica, gli allenatori sportivi, i fisioterapisti e gli esperti di yoga moderno, nei loro primi contatti con lo Yoga tradizionale, ne comprendono le linee guida sulla base della psico-fisiologia dello sport e degli esercizi ginnici. Questo ha dato luogo ad un nuovo linguaggio che si esprime in termini “fisioterapia yogica", "esercizi di Yoga", "gare di Yoga", ecc. e su queste linee vengono pubblicati manuali, libri e dispense.

La maggior parte degli studi di ricerca riguardanti lo yoga viene condotta da medici il cui interesse riguarda prevalentemente la possibilità di trattare casi clinici, mentre l’interesse allo yoga di sportivi che appartengono alle diverse discipline si concentra sugli aspetti più attinenti ai settori che li riguardano. Relativamente pochi sono gli studi di ricerca che riguardano lo yoga tradizionale.

Negli sport e nelle attività fisiche gli obiettivi sono esterni e i vari gruppi di muscoli lavorano sulla base della contrazione/rilassamento; nello yoga classico invece non ci sono obiettivi esterni da raggiungere e i muscoli lavorano sulla base dell’allungamento passivo. In yoga la pratica è interiore, ci si basa sulle percezioni che provengono dall’interno del corpo e anche la mente è orientata verso l’interno senza alcun obiettivo esterno.

In fisioterapia si lavora con la funzione respiratoria con l’obiettivo principale di migliorare la ventilazione polmonare, rilassare i muscoli bronchiali, aprire le vie respiratorie e migliorare il drenaggio a livello di polmoni e di bronchi. Ci sono anche esercizi respiratori per allungare i tempi della sospensione del respiro, mentre in yoga si dà valore alla correttezza della meccanica respiratoria ed alla sua correzione se necessario. Questo approccio si basa sul concetto di prana-apana-samana vaju, che può essere anche facilmente compreso in termini di respirazione toracico-addominale-diaframmatica.

I testi yogici classificano le attività neuro-muscolari e quelle psico-neuro-muscolari, che essenzialmente sono movimenti del corpo, in cinque diverse categorie:
1) movimenti lineari o locomozione
2) movimenti riequilibranti
3) movimenti inspiratori
4) movimenti espiratori
5) movimenti verticali antigravitazionali

La pratica dello yoga si basa sulla sospensione dei movimenti volontari delle braccia e delle gambe per poter assumere una postura stabile e rilassata ‘asana’, sullo stabilizzare i movimenti lineari del corpo e l’attività della mente per migliorare la propria capacità di consapevolezza propriocettiva, lavorando anche sulla buona consapevolezza viscerale in relazione alle attività escretorie.

Su questa base si può cominciare a sviluppare la percezione di movimenti naturali e spontanei del tronco (prevalentemente nella regione dell’epigastrio seguita dalla zona toracica e dalla regione ipogastrica) causati dalla variazione di pressione addominale grazie all’azione dei muscoli diaframmatici e dei muscoli intercostali inferiori. Nasce così la consapevolezza dei movimenti di espansione e ritrazione a livello tronco, movimenti non uniformemente presenti nel principiante che viene educato a favorire l’estendersi di questi movimenti delle pareti del corpo relativi all’attività respiratoria attraverso la pratica di asana adatte al raggiungimento di questo obiettivo.

I movimenti delle pareti del corpo e le variazioni di pressione all’interno sono responsabili per la suzione e la espulsione dell’aria, processo normalmente definito come ‘attività respiratoria’: inspiro ‘svasa’, espiro ‘prasvasa’. La consapevolezza del movimento respiratorio può svilupparsi anche attraverso le sensazioni del contatto dell’aria all’interno del corpo e se ne può seguire sia il percorso, sia la velocità e la sua destinazione finale.

La maggior parte delle discipline inerenti allo yoga dà molta importanza alle pratiche relative al flusso dell’attività respiratoria e alla relativa meccanica del respiro. Varrebbe la pena approfondire e comprendere la logica e il modus operandi di queste pratiche alla luce della medicina moderna e delle scienze biologiche. .


Dr.M.V.Bhole

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