Comprensione di Asana nel testo Patanjali Yoga Sutra

Āsana e Prāṇāyāma nello yoga moderno


Termini come Āsana e Prāṇāyāma vengono generalmente presentati ai praticanti di yoga in riferimento al corpo e alle diverse posizioni da eseguire, e al respiro, nelle sue molteplici tecniche da controllare e manipolare attivamente.

Nella tradizione dell’Hatha Yoga, a differenza dell’impostazione di Patañjali, lo studio del pranayama introduce concetti specifici relativi agli spazi interiori e ai processi di riempimento e svuotamento che avvengono a diversi livelli del corpo. In questo contesto emerge il concetto di Kumbhaka Pranayama, inteso come un contenitore (kumbha) che viene sperimentato nelle fasi di riempimento, svuotamento, mentre resta a pieno o a vuoto.

Dai numerosi seminari tenuti dal Dr. Bhole e dagli studi pubblicati su Yoga Mimamsa emerge come la visione di Patañjali riguardo ad asana e pranayama non sia focalizzata sul comportamento motorio sotteso all’esecuzione di un’asana o alla performance attiva di una tecnica di pranayama, bensì sulla loro natura sensoriale ed esperienziale, riferita a eventi e processi che si manifestano all’interno del corpo e della mente dell’individuo durante la pratica.

Benché oggigiorno le asana vengano prevalentemente utilizzate per lo sviluppo corporeo, come sottolinea il Dr. Bhole, originariamente il loro scopo non era il raggiungimento di una buona forma fisica né lo sviluppo di abilità motorie o decisionali. Si riteneva infatti che la posizione finale venisse raggiunta attraverso movimenti lenti e mantenuta poi per un certo periodo di tempo. Le asana erano piuttosto impiegate per la correzione del substrato posturale del corpo, cioè per ridurre le tensioni fisiche  (deha śuddhi), al fine di rendere possibile al praticante l’esperienza del rimanere seduto per un tempo prolungato in uno stato stabile, confortevole e non disturbato, e di proseguire successivamente con la pratica del pranayama.

 

“Comprensione di Āsana nel testo Pātañjali Yoga Sūtra secondo i commentari sanscriti” (Yoga Mimamsa).

Uno studio critico condotto su ventuno commentari del Pātañjali Yoga Sūtra, appartenenti a diciassette autori con differenti percorsi di vita, ha fatto luce su alcuni aspetti fondamentali e controversi relativi all’atteggiamento corretto nella pratica delle posture yoga (asana). Gran parte della letteratura recente sullo yoga si fonda invece sul testo dell’Haṭhayoga Pradīpikā e, per tale motivo, pone una forte enfasi sulle tecniche dell’Hatha Yoga. In questo contesto, le asana vengono generalmente presentate come un sistema di esercizi fisici finalizzati al raggiungimento di una buona forma fisica e di uno stato di salute ottimale.

Numerosi autori autorevoli (ad esempio Behanan, 1938; Hewitt, 1960; Kuvalayananda & Vinekar, 1963; Iyengar, 1968; McCartney, 1969; Arya, 1977) assumono invece come punto di partenza lo studio dello Yoga Sūtra di Patañjali, ampiamente riconosciuto come il principale testo di riferimento della tradizione yogica.

Il testo è suddiviso in 196 brevi e concise citazioni, dette sūtra. Secondo Patañjali, āsana, intesa come postura, è caratterizzata da una forte base esperienziale. Nello studio vengono esaminati i sūtra relativi ad āsana e, poiché nessuno di essi contiene verbi che indichino ordini o istruzioni operative, tali sūtra non possono essere compresi esclusivamente come indicazioni di “cose da fare” o “azioni da eseguire”. Essi devono piuttosto essere interpretati anche come riferimenti a “ciò che è da esperire” durante il mantenimento dell’āsana e, pertanto, considerati come suggerimenti relativi a esperienze e a un processo in atto da percepire.

Il contenuto dei diversi commentari relativi ai tre sūtra che descrivono la modalità di pratica dell’āsana indica che l’āsana è di natura esperienziale e fa riferimento a specifici eventi che si manifestano all’interno del corpo e della mente dell’individuo. Perché, allora, questa interpretazione esperienziale, fondata sugli “accadimenti interiori”, è stata ripresa soltanto da un numero limitato di commentatori?

Una spiegazione plausibile risiede nel fatto che la maggior parte di questi commentatori non fosse costituita da yogi o da praticanti di yoga in senso stretto, ma piuttosto da studiosi di grammatica o da sostenitori di differenti scuole filosofiche, quali il Nyāya, il Sāṃkhya o il Vedānta darśana. Tali conclusioni sono desunte sia dal modo in cui essi hanno affrontato e interpretato gli Yoga Sūtra nei rispettivi commentari, sia dall’analisi di altri loro scritti.

Attraverso questo studio comparato dei commentari si intende sottolineare l’importanza di sviluppare un senso critico nei confronti della vasta produzione contemporanea di testi sullo yoga, che spesso invade il mercato editoriale e che, talvolta, oltre a non fare riferimento alle fonti originarie, ne travisa il messaggio fondamentale, trasformando le āsana da pratiche esperienziali in meri esercizi ginnici.

Sharma, B. R., Sreekumaran, T. P., & Bhole, M. V. (1987). Understanding Pātañjala-Yoga-Sūtra on ‘Āsana’ from Sanskrit commentaries. Yoga Mimamsa, 26(1), 40–58.