Respirazione e cervello:
armonizzare i due emisferi cerebrali. I nuovi studi
La ricerca in ambito medico sta dedicando un interesse sempre maggiore allo studio del pranayama. Diverse evidenze scientifiche, presentate in forma sintetica nel seminario di marzo 2026, hanno evidenziato l’importanza e l’efficacia di tecniche come la respirazione a narici alternate e la respirazione a narice singola.
Queste pratiche si sono dimostrate efficaci nel favorire la neuromodulazione degli emisferi cerebrali e nel regolare l’attività del sistema nervoso autonomo, promuovendo un migliore equilibrio tra il sistema simpatico e quello parasimpatico. Inoltre, numerosi studi ne hanno evidenziato i benefici nel supporto al trattamento di diverse condizioni cliniche, tra cui cefalea, emicrania, glaucoma, osteoporosi, disturbi cardiovascolari, ipertensione e stati d’ansia.
Nel seminario di marzo è stato presentato uno specifico approccio didattico al pranayama e alle tecniche avanzate di respirazione a narici alternate e a narice singola, finalizzato a influenzare e armonizzare l’attività dei due emisferi cerebrali secondo i principi della tradizione yogica trasmessa dal Dr Bhole. Le pratiche proposte possono essere studiate e approfondite attraverso la registrazione del videocorso “Asana e Pranayama”, disponibile sul sito.
Anche la più recente ricerca scientifica conferma il valore di questo approccio. L’articolo di revisione Breathing and the Brain: Pranayama, an Ancient Self-Directed Approach to Neuromodulation, pubblicato nel gennaio 2026 sull’Asian Journal of Psychiatry, evidenzia come le pratiche respiratorie dello yoga, oltre a rappresentare una disciplina di profondo valore spirituale, costituiscano una forma naturale di neuromodulazione in grado di produrre effetti misurabili sull’attività cerebrale.
Gli autori sottolineano come tecniche quali la respirazione a narici alternate e la respirazione a narice singola possano esercitare influenze specifiche sull’attività dei due emisferi cerebrali, mentre la respirazione lenta contribuisce al miglioramento della funzionalità del sistema vagale. Il pranayama viene pertanto descritto come uno strumento semplice, accessibile e autogestito per favorire la riduzione dello stress, il potenziamento delle funzioni cognitive e una migliore regolazione degli stati emotivi.
L’articolo evidenzia inoltre come specifiche tecniche di pranayama siano in grado di modulare l’attività del sistema nervoso autonomo, migliorare le prestazioni cognitive e influenzare la dinamica cerebrale, producendo effetti che, sotto alcuni aspetti, risultano comparabili a quelli ottenuti attraverso moderne tecniche di neuromodulazione, quali la stimolazione magnetica transcranica (TMS), la stimolazione transcranica a corrente continua (tDCS) e la stimolazione del nervo vago (VNS).
Il Dr. Bhole, medico specializzato in fisiologia, ha sviluppato nel corso degli anni una visione originale del pranayama, elaborando una metodologia didattica chiara ed essenziale, orientata alla riattivazione dei percorsi esperienziali neuro-sensoriali (nadi). Ha inoltre approfondito i possibili effetti di queste pratiche sull’individuo, mettendone in evidenza il valore sia come percorso evolutivo e spirituale, sadhana, sia come strumento nell’ambito della Yoga Therapy.
Al centro del suo insegnamento si trova l’esperienza diretta: il corpo viene considerato un autentico “laboratorio interiore”, nel quale osservare con consapevolezza le proprie percezioni, confrontarle con gli insegnamenti della tradizione contenuti nei testi classici e integrarle con le conoscenze della medicina moderna.
La pratica esperienziale proposta nel Metodo Dr. Bhole, integrata con una specifica didattica della percezione, ha evidenziato come, nelle tecniche di pranayama a narici alternate e a narice singola, la meccanica respiratoria individuale — in particolare il diverso coinvolgimento dei gruppi muscolari deputati alla respirazione (addominale, diaframmatico, toracico e clavicolare) — possa determinare esperienze ed effetti profondamente differenti.
Pur utilizzando la medesima tecnica di apertura e chiusura delle narici, il diverso coinvolgimento della muscolatura respiratoria sembra infatti attivare differenti canali pranici (nadi) e, di conseguenza, specifiche vie neurologiche e aree cerebrali. È pertanto plausibile che possano variare sia gli effetti oggettivamente rilevabili attraverso gli studi scientifici, sia le esperienze soggettive percepite dal praticante.
Numerosi studi scientifici dedicati al pranayama riportano risultati positivi e incoraggianti. Tuttavia, non è infrequente osservare come una medesima tecnica possa produrre effetti differenti tra uno studio e l’altro, fino a condurre talvolta a conclusioni apparentemente contrastanti. Alla luce dell’approccio proposto dal Dr. Bhole, è plausibile ipotizzare che tali differenze possano dipendere, almeno in parte, dalle modalità con cui la pratica viene insegnata, appresa ed eseguita.
Sarebbe pertanto interessante approfondire gli effetti del pranayama attraverso una didattica che attribuisca maggiore rilevanza agli aspetti sensoriali e percettivi della pratica, senza limitarsi alla sola esecuzione motoria delle tecniche respiratorie.
In questa prospettiva, l’approccio del Dr. Bhole — che analizza la meccanica respiratoria individuale e interpreta i nadi come percorsi percettivi ed esperienziali in relazione ai processi di interocezione — potrebbe offrire un contributo significativo alla comprensione dei meccanismi attraverso i quali il pranayama agisce sull’organismo.
Una maggiore attenzione alla componente percettiva della pratica potrebbe inoltre costituire un interessante ambito di approfondimento anche per la ricerca scientifica, offrendo nuovi criteri metodologici per lo studio del pranayama.
L’analisi sistematica delle differenti modalità di utilizzo della muscolatura respiratoria e delle conseguenti esperienze neuro-sensoriali potrebbe infatti contribuire a rendere gli studi futuri più rigorosi, riproducibili e confrontabili, favorendo una comprensione sempre più approfondita delle pratiche yoga e dei meccanismi attraverso cui esse influenzano l’organismo dell’individuo e la sua coscienza.
(Dott Giuseppe Goldoni)


