Nadi Shodhana Pranayama: la respirazione a narici alternate

Nādi shodhana Pranayama:
la respirazione a narici alternate

«Secondo la tradizione dell’Hatha Yoga, una pratica di prānāyāma inizia con nādi shuddhi o nādi shodhana e viene proposto di utilizzare la respirazione a narici alternate. I testi di yoga suggeriscono di praticare nādi shodhana attivando esperienze che coinvolgono differenti aree corporee indicate con specifici termini: nasika, nasanala, savya-daksha nādi, sūrya-chandra nādi, idā-pingalā nādi e loma-viloma.

Questi termini non hanno però un significato preciso per chi è cresciuto nel sistema educativo moderno. In effetti, benché i termini sanscriti siano diversi uno dall’altro, vengono tradotti indistintamente come “narice destra” o “narice sinistra”.

Confrontando molti manuali di yoga troverete l’indicazione di praticare respirando attraverso la “narice destra” o “narice sinistra”. Confrontando vari manuali di yoga troverete l’indicazione di praticare respirando attraverso la “narice destra”, la “narice sinistra” o a “narici alternate” senza tenere conto del termine specifico utilizzato nel testo originale sanscrito.

Quando si parla di respirazione a narici alternate, nadi shodhana, i termini sanscriti non sono semplici etichette teoriche: sono mappe esperienziali. Parole come Prana, Nadi, Ida-Pingala, Surya-Chandra, Loma-Viloma descrivono fenomeni percettivi molto diversi tra loro che, nella tradizione, diventano chiari solo se compresi a livello esperienziale.

Una comprensione profonda richiede tempo, studio ed è necessario dedicarsi con costanza alla pratica, lasciandosi guidare da insegnanti esperti che abbiano ricevuto una formazione e una solida esperienza nel campo.

Durante la pratica, dopo aver portato l’attenzione su una specifica area del corpo, correlata ai nadi su cui si sceglie di agire quel momento, possiamo osservare come la respirazione — attraverso entrambe le narici o una sola narice — influenzi direttamente l’esperienza di quel determinato parametro. In base a ciò che viene osservato, si attivano infatti differenti percorsi esperienziali: questi hanno origine in un punto preciso del corpo, si sviluppano lungo un tracciato specifico e conducono a una precisa destinazione finale. Da queste considerazioni possiamo intuire e comprendere che esistono diverse varianti della respirazione a narici alternate.

L’aria può essere considerata come l’unico elemento esterno al corpo; al suo interno, invece, le esperienze soggettive — come il “contatto dell’aria” e le “variazioni di pressione” — dipendono dall’attivazione di particolari recettori del sistema nervoso. Una volta stimolati, questi recettori inviano segnali che coinvolgono specifiche aree cerebrali, contribuendo a generare l’esperienza percepita.

Il flusso dell’aria entra ed esce dai polmoni in modo continuo, ventiquattro ore al giorno, per tutta la durata della vita, indipendentemente dalla nostra volontà e dal fatto che ne siamo consapevoli. Nella pratica, tuttavia, ciò che conta non è tanto la quantità o la qualità dell’aria inspirata o espirata, quanto la consapevolezza del suo contatto: questa esperienza è definita prāṇa sparsha.

Le sensazioni di contatto fluiscono lungo specifici percorsi interiori, chiamati appunto canali pranici o prāṇa nāḍi, che si riaprono progressivamente al fluire dell’esperienza, proprio come una strada chiusa che torna accessibile e sulla quale il traffico riprende a scorrere in entrambe le direzioni.

Il processo di apertura si estende anche ad altre “vie” grazie a ulteriori sensazioni legate al respiro, come le variazioni di pressione interna, prāṇa shakti, e il movimento, vāyu, che si propagano dall’interno del corpo fino alla superficie della pelle.

Se analizziamo tali esperienze in termini medici, possiamo affermare che, durante queste pratiche respiratorie, vengono attivate e stimolate specifiche aree cerebrali.»

(Dr M.V. Bhole)